Vai al contenuto
Portale del RisparmioNewsSicurezza sul Lavoro: approfondimento sui DPC

Sicurezza sul Lavoro: approfondimento sui DPC

    Sicurezza sul Lavoro

    Il tema della sicurezza sul lavoro è molto spinoso in Italia, considerando anche il numero di incidenti sul lavoro che ogni anno, purtroppo, colpisce il nostro Paese. Secondo quanto stabilito dall’Inail in sede di bollettino trimestrale del dicembre 2021, nell’anno da poco conclusosi ci sono state 555.236 denunce di infortunio su luogo di lavoro (un aumento dello 0.2% rispetto all’anno precedente), 55.288 patologie professionali denunciate (aumento del 22.8% rispetto all’anno precedente) e 1221 morti (si registra qui una diminuzione del 3.9% rispetto al 2020).

    A questo punto, un’adeguata informazione sull’argomento si rende quindi necessaria, soprattutto per gli imprenditori ed in generale i datori di lavoro, su cui grava l’obbligo della messa in sicurezza del posto di lavoro, nonché dei lavoratori stessi. Per quanto riguarda il primo tema, il modo più efficace per mettere in sicurezza il luogo di lavoro è senz’altro l’utilizzo dei dispositivi di protezione collettiva, la cui disciplina è rintracciabile nel decreto legislativo 81/2008.

     

    Punti Salienti della Normativa

    Chi sono i destinatari della normativa? Essa si rivolge a tutte le aziende, indipendentemente dalla ragione sociale o dal settore merceologico, esenti dalla normativa sono solo le attività senza lavoratori o con un solo lavoratore, che deve coincidere con il datore di lavoro. La legge statuisce chiaramente la priorità gerarchica delle misure di protezione collettiva rispetto a quelle di protezione individuale. (art. 15 del decreto), infatti l’art. 75 specifica proprio che I DPI (dispositivi di protezione individuale) devono essere adoperati quando le tecniche di prevenzione, gli strumenti di protezione collettiva (appunto i DPC) e simili, non sono sufficientemente idonei a ridurre significativamente o ad eliminare del tutto i rischi di incidenti sul luogo di lavoro.

    Appare poi importante sottolineare che a tali dispositivi non è possibile apporre la marcatura CE, pertanto la legge richiama semplicemente il requisito della idoneità, naturalmente da parametrare all’attività svolta. In ultimo, la legge evidenzia alcuni esempi di DPC relativi ai lavori in quota, tra cui ricordiamo le reti di sicurezza (art. 122), i parapetti provvisori (art. 146) e via di questo passo.

    A margine si evidenzia che nell’ipotesi in cui l’azienda svolga attività a rischio oppure si rileva che i lavoratori, stando ai risultati del DVR (Documento di Valutazione dei Rischi), svolgono mansioni che necessitano di un controllo medico, il datore di lavoro dovrà nominare un Medico competente, incaricato di curare la sorveglianza sanitaria dell’azienda.

     

    Differenza tra DPC e DPI

    A scanso di equivoci, è bene sottolineare la differenza che passa tra i DPC ed i DPI. Questi ultimi, che pure sono menzionati nella normativa suddetta, sono strumenti di tutela individuale che attengono esclusivamente alla sicurezza del singolo lavoratore. Essi necessitano della marcatura CE (conseguita alla conclusione di un iter atto a certificare il rispetto dei requisiti minimi previsti dalla legge) e sono classificati in tre categorie:

    1. Prima categoria: protezione da rischi minori o di lieve entità (es. guanti).
    2. Seconda categoria: protezione da rischi considerevoli ma non molto gravi (es. occhiali da protezione, casco).
    3. Terza categoria: protezione da rischi gravi o mortali (es. le imbracature). Per l’utilizzo dei dispositivi di questa categoria è necessario seguire un corso di formazione.

     

    Alla luce di tutte queste informazioni, risulta chiara l’importanza di questi dispositivi per tutelare la sicurezza del lavoratore sul posto di lavoro.