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Dazio Fiscale e Dazio Protettivo

Il mezzo tradizionale per una politica di riduzione delle importazioni è l’imposizione di dazi. Un dazio è un tributo che deve pagare chi fa entrare una merce estera in un paese.

Alcuni di noi, di ritorno da un viaggio all’estero, hanno avuto l’esperienza di trovare alla frontiera italiana, al momento dell’ingresso nel paese, un doganiere che chiede: “Niente da dichiarare?”.

Ebbene, chi dichiara di importare una merce soggetta a dazio deve pagare allo Stato (rappresentato nel caso specifico, dal funzionario della dogana) una somma che corrisponde all’ammontare del dazio stesso. Questo, naturalmente, riguarda tutti i soggetti: non solo i singoli per i loro acquisti al dettaglio ma anche e soprattutto gli importatori di merci destinate ad essere rivendute. La mancata dichiarazione comporta sanzioni amministrative e, talvolta, anche penali.

Un dazio pagato su una merce prodotta all’estero la rende più costosa all’interno del paese. Infatti il dazio agisce come una imposta da pagarsi sull’acquisto di beni d’importazione. Esso è in pratica un costo aggiuntivo che va a sommarsi al costo sostenuto dall’importatore per acquistare la merce all’estero. Detto costo viene trasferito sul successivo prezzo di vendita e lo aumenta; in definitiva quindi il dazio va a pesare sul consumatore nazionale acquirente della merce estera.



Talvolta il moevente di tale imposizione è solamente quello di far aumentare le entrate fiscali dello Stato, che in quel momento ha bisogno di denaro. Si parla allora di dazio fiscale. In tal caso la riduzione delle importazioni può aver luogo come effetto secondario dell’aumento di perzzo dovuto al dazio, ma non è l’obiettivo dell’intervento. Anzi, se a causa del rialzo del prezzo si cessasse di importare le merci sottoposte a dazio fiscale, il provvedimento avrebbe fallito il suo scopo prevalente, che era quello di procurare maggiori entrate allo Stato. Il dazio fiscale, quindi, non può essere troppo elevato.

Quando invece il dazio viene imposto su una merce che è prodotta anche all’interno del paese, ed il suo scopo è quello di rendere il bene importato notevolmente più costoso di quello nazionale, si parla allora di dazio protettivo. Infatti esso protegge l’industria nazionale dalla concorrenza, sul mercato interno, delle merci estere, poichè scoraggia i consumatori nazionali dall’acquistare il bene estero, il cui prezzo è più elevato in conseguenza del dazio. Di conseguenza, per raggiungere il suo scopo, il dazio protettivo deve essere di ammontare consistente.

E’ chiaro che un dazio protettivo posto da un paese sulle merci estere genera subito analoghe contromisure da parte dei paese stranieri, con la conseguenza di rendere più difficili gli scambi internazionali, di limitarne il volume, e di ridurre la concorrenza internazionale.

Ad ogni modo i dazi protettivi sono molto diffusi, anche se coperti da varie giustificazioni, più o meno valide. Ad esempio la protezione delle industrie nascenti di un paese di fronte a quelle estere già consolidamente presenti sul mercato, che godono di fatto di barriere all’entrata; ovvero la tutela di settori nazionali in crisi; o ancora l’intenzione di proteggere le industrie dei paesi sottosviluppati.

Si chiama infine tariffa doganale l’elencazione completa dei dazi posti sulle merci importate. Una determinata tariffa può prevedere dazi differenziati per merci di diverso tipo e qualità.